Spazio a poesie, racconti ed esperienze postate su CKI perchè restino a portata di mano .
"Augurio di autunno sereno e piovoso" 4 Ottobre 2007 di Gigi Garioni
Un cielo infinito di stelle
dal mio sonno spezzato ora vedo.
Mi sveglio felice in un sogno di vita.
Un bacio voglioso di fresca rugiada
dal sapore d’autunno ho appena gustato.
Tiepida la schiena nel sacco di piuma
Io indugio la bianca mia amica,
alba, che in precisa assolvenza tra poco sarà.
Mi piace sorprendermi ancora,
stupirmi al quotidiano rito
precedere la sveglia che d’altronde non metto.
Oggi il fiume mi attende,
amica sia l’acqua,
precisa la pala,
forte il coraggio e… se sbaglio pazienza,
importante che torni sereno
sia così per tutti voi amici e compagni
tante discese passate e future, vissute con gusto
siano la magica colla che uniti ci tenga.
by Gigi Garioni
"Adrenalina dipendente" 25 Gennaio 2007 di Gigi Garioni
Una mano serrata attorno alla pagaia, ecco la mia sola certezza.
Poca cosa davvero.
Un masso separa la corrente in due lingue, il destino propone spesso alternative,
ma pensare non serve.
Mi appresso al passaggio. Interminabili secondi allo slancio.
La canoa ora buffa nell'aria e l'umano diventa divino.
Se qualcosa di più bello c'è
allora ho vissuto invano,
ma se sono lì al nocciolo dell'esistenza,
io vita ti ingoio e al diavolo tutto il resto.
Ora non m'importa dormire,
l'adrenalina zampilla ancora e sono felice.
C'è tempo per tornare in sé,
sì il "superio" tra breve tornerà padrone,
ma che importa,
l' "ego" oggi troneggia.
by Gigi Garioni
"ho fatto un sogno" 10 Novembre 2006 di Francesco Elia
L'altro giorno navigavo distrattamente in internet
sai quando il cervello vaga per conto suo
e la mano con il mouse segue suoi percorsi inconsci
aprendo siti tra gli usuali e i preferiti
per abitudine meccanica e visiva mentre
il pensiero scivola in altri sistemi cartesiani
per poi riaffacciarsi occasionalmente alla veglia
ho fatto un sogno che sembrava quasi vero
ho aperto un sito che parlava di fiumi
di strane cose che chiamavano idrometri
immagini colori disegni racconti onirici
ho sognato un sito molto bello pieno di salti
rapide e laghetti, morte e controroccia
ho detto che bello se ci fosse un sito così
il sito c'è
bravi ragazzi di CKFiumi
grazie soprattutto a Dani
poi a Flavio, al Prof e tutti gli altri,
tutti importanti, ognuno per la sua parte
FFF
"Il tradimento del canoista ..." 2 Novembre 2006 di Elena Tombesi
Purtroppo accade e puoi farci poco
quando si accende un altro fuoco,
quando è qualcuno a dare la scossa
più forte di quella dell'acqua mossa.
Chiamiamolo amore, passione, pazzia,
quello che arriva e ci porta via
un altro compagno di tante avventure
che ha condiviso entusiasmi e paure.
"Mi dispiace, oggi non vengo
esco con lei, sapete, ci tengo."
"Domani non posso, andate voi,
sono invitato a pranzo dai suoi."
"La cosa è seria, allora, accidenti
se hanno coinvolto anche i parenti!"
"Ma no, sta solo tenendola buona,
vedrai quando arriva la bell'acquona!"
Infatti viene, ma è sempre di fretta,
"torniamo presto, che lei mi aspetta!".
Noi già conosciamo questo copione,
con tutte le scene in successione:
La porta con sé, lei aspetta e sorride,
e ci accoglie allo sbarco con lo sguardo che uccide.
D'estate, col caldo, c'è l'ultima chance,
si va fare un corso sulla Durance!
Però non le piace, fa fatica, ha paura,
e tutti sperano in una rottura...
Ma è lei che trionfa, e la prova più vera
è che Ferragosto lo fanno in riviera!
E' allora che il gruppo, con grande sgomento,
accetta sconfitto il tradimento
(zamby)
"40 anni fa ..." 2 Novembre 2006 di Marco Lascialfari
Un fiume ... diverso.
40 anni fa, invece di dormire come noi bambini facevamo nei giorni di festa, il mio babbo saliva le scale della casa dove abitavamo tenendomi per mano.
Mi aveva svegliato perchè voleva farmi vedere, dalla terrazza del terzo piano, una cosa terribile.
Faceva freddo, quel freddo umido e maledetto che ti entra sotto gli abiti.
Io combattevo con il sonno che ancora mi faceva tenere gli occhi appiccicati. E proprio con gli occhi ancora pieni di sonno arrivammo al grande terrazzo già pieno di altri inquilini.
Davanti a noi, invece dei soliti campi e di case coloniche sparse, vidi una distesa grigia di acqua.
L'Arno, distante da casa mia oltre un chilometro, era lì, ad un passo. Non sembrava cattivo. L'acqua (che ancora sarebbe salita) sembrava calma e tranquilla. Ma quel grigio faceva paura.
Io guardai in direzione della mia scuola. La scuola Don Facibeni era a pochi metri dal fiume. Non so cosa mi passò per la testa ma l'unica cosa che dissi fu:
"Babbo, domani non andiamo a scuola?"
Firenze 4 novembre 1966
"I canoisti che fecero l'impresa" 9 Settembre Agosto 2006 di Gian Piero Russo
Notte Bianca 9 settembre 2006 fiaccolata in canoa e rafting sul Tevere.
"Siamo rimasti in tre .." come recita una vecchia canzone di Domenico Modugno.
Alla tradizionale fiaccolata della notte bianca a Roma sul Tevere, dopo le
rituali defezioni, ci ritroviamo io Alberto Laurenti e Giovanni Perozzi a
mantenere la manifestazione canoistica, in assoluto una delle meno seguite
nel calendario degli eventi canoistici della penisola. Anche il consueto invito
su CKI cade nel vuoto. Ma nulla ferma la nostra determinazione, spinti dalla
necessità di rimediare un equipaggio per il gommone da raft Alberto riesce a
precettare la gentile consorte con tanto di graziosa ed infraditata amica.
Raggiungere il punto convenuto per l'imbarco è già una prima avventura , al
Lungotevere delle Vittorie, dopo il terzo trans a destra ( Renata di Belo
Horizonte) varcato il cancello si prosegue in un paesaggio pasoliniano,
reso ancor più suggestivo (ed inquietante) dalla sopraggiunta oscurità,
fino ad arrivare alla rampa di alaggio sul fiume. Sulla banchina un ritrovo di
emigranti arabi che festeggiano la loro notte bianca. Finalmente ci
imbarchiamo in quattro sul raft e Perozzi in canoa (per la cronaca una RPM)
alla luce delle fiaccole. Devo dire che per quanto sia ormai consueto e
familiare la discesa in notturna del Tevere riserva sempre il fascino e la
suggestione della prima volta : il buio, i primi ponti, le luci della città
che ci accoglie nella magica dimensione del suo fiume . Il massimo dello
sfarzo viene visivamente raggiunto a Castel S. Angelo con la propettiva del
Cuppolone illuminato.
L'eco dei mille eventi della Notte Bianca ci giunge attenuato e soffuso come
le luci antiche dei palazzi e degli storici ponti che si riflettono sull'acqua.
Sul fiume, nella penombra si muove una fauna che l'occhio attento di Alberto,
biologo, subito coglie con discrezione : garzette, aironi, beccaccini,
germani, nutrie (e le pantegane ? ). Siamo i soli sul fiume a godere di
questa unicità. Il passaggio del barcone Tiber II in un'esplosione
improvvisa e fugace di luci aggiunge una nota Felliniana alla discesa. Sotto
ponte Cavour, attraccata ad un vecchio e fatiscente galleggiante scorgiamo,
incredibile, la sagoma di una canoa canadese mod Ontario da 9/10 posti lunga
almeno 6 mt, nel suo genere una altro transatlantico.
Nei pressi di ponte Mazzini veniamo raggiunti da un gommoncino dei vigili del
fuoco che ci affiancano per una chiaccherata informativa.
A ponte Sisto inizia la manifestazione Lungo er Tevere...Roma , una folla
eterogenena affolla gli stands ed i locali allestiti sulla banchina di destra
per un tratto di circa 1km a valle . All'isola Tiberina una'altra manifestazione
a tema - l'Isola del Cinema - illumina il ramo di destra (quello che porta al
rullo mortale, per intenderci). Forse se ci infilassimo nel rullo sotto ponte
Cestio avremmo finalmente quella visibiltà mediatica tanto sospirata .
Ci facciamo coinvolgere dalla atmosfera surreale di una pacifica e festosa
"apocalipse now" sul Tevere e decidiamo così di celebrare l'avvenimento
con una sosta sosta ristoratrice al pub sulla banchina . Qui incontriamo i
vigili di poco prima ed insieme, sorseggiando una birra, facciamo amicizia.
Dopo una breve licenza a terra per vettovagliamento (gli indispensabili biscotti
alle carrube) l'equipaggio viene richiamato all'ordine e ricompattato. Ci
reimbarchiamo per l'ultimo tratto, da poco inserito nel percorso classico.
Dopo il trasbordo del rullo sotto ponte Garibaldi ha inizio la seconda parte
della discesa, nel cuore delle tenebre, l'oscuro ramo di sinistra, al tenue
chiarore di una fiaccola (stoicamente tenuta da Sabina) . Ecco arrivato il
momento più atteso, la rapida di ponte Fabricio, un buio arcano ed
inquietante ci avvolge : il fragore della rapida, i contorni indefinti delle
cose: il fiume, le rive, il ponte. L'onda sferza la fiancata del raft,
bellamente posto di traverso dal nostro astuto conduttore (Alberto) per
entrare nella morta dietro il pilone.
Persi nell'esaltazione del momento ci accorgiamo di non avere più con noi
Giovanni con la sua RPM . Senza più l'ausilio della fiaccola, spenta dai
frangenti , scrutiamo preoccupati l'oscurità nel vano tentativo di
individuarlo. Solo dopo un alcuni minuti di apprensione riappare fradicio
e contrito: "ho fatto un pò di surf ma certo l'acqua è proprio
puzzolente!". Per uno come lui abituato alle acque immacolate acque di ponte
Milvio c'è da capirlo. Ma non è finita lì, a far da contraltare alle tenebre
ci abbaglia l'esplosione di luci alla punta estrema dell'Isola Tiberina. La
visione dell'arcata di Ponte Rotto (sotto la quale non possiamo passare a causa
del livello troppo basso) è solo l'ennesima emozione che ci riserva il
fiume.
Dopo una breve risalita del ramo di destra, verso ponte Cestio, con
un'ultima entrata in corrente, passiamo ponte Palatino e ci avviamo, appagati
nel corpo e nello spirito, allo sbarco .
Un percorso sul nostro intimo e personale "fiume dell'anima" di
Bernasconiana memoria.
Gian Piero Russo
"Secondo anniversario Max Bernardini" 8 Agosto 2006 di Massimo Delledonne
Ieri, 7 Agosto, è ricorso il secondo anniversario della morte di Max
Bernardini
Ero sul Boyabreen (Boyaelva) con Max, quel maledetto giorno di 2 anni fa
L'anno scorso, il 7 Agosto, sono tornato nuovamente sul luogo
dell'incidente, assieme a tanti altri compagni, per ricordare Max.
Ieri, 7 Agosto, ero da tutt'altra parte. Ero nelle gole dell'Ubaye con
altre 10 persone. Una discesa che ricorderò a lungo per il percorso
davvero bello, non troppo difficile ma sufficientemente impegnativo, e
soprattutto per la continua percezione, davvero piacevole e oggi sempre
più rara (almeno per me) della discesa in sicurezza (almeno 3-4 sicure -
anche a uomo - piazzate sui passaggi piu' impegnativi). Ho provato la
sensazione di far parte di un gruppo dove agli altri dai lo stesso
valore che dai a te stesso. Uno per tutti e tutti per uno. L'ho pensato
spesso mentre guardavo 10 persone sulle rocce a seguire con lo sguardo e
la corda in mano l'undicesimo, quello in canoa che doveva effettuare il
passaggio.
Poi quando siamo sbarcati è accaduta una cosa che li per li non ho compreso:
Un canoista con la barbetta (molto più giovane di me e di cui tanto per
cambiare non ricordo il nome) con addosso una maglietta arancione con
scritto "Ciao Max" ricordo di un raduno CCCB dedicato a Max Bernardini
tira fuori una bottiglia sapientemente tenuta fredda nel furgone di
Stefano Carpita. Vladimiro Farina appare con 11 bicchieri di plastica.
Si brinda e si beve. Nonostante qualcuno chieda, nessuno spiega la
ragione di questa inconsueta bevuta. Ero convinto Max fosse morto il 10
agosto (forse perche' 2 anni fa siamo rientrati in Italia il 10 agosto e
proprio il 10 agosto dello scorso anno, sempre in Norvegia, pure io ho
rischiato grosso) e non capivo pertanto (anche se lo immaginavo) il
motivo di quel brindisi senza dedica.
Una rapida lettura del diario di quella vacanza sfortunata di due anni
fa ha appena confermato il mio madornale errore di data: Max è morto il
pomeriggio del 7 agosto 2004. Ho ora in mente il ricordo di quel
brindisi, avvenuto meno di 24 ore fa.
Sono stato fortunato, ieri. Sono stato fortunato a scendere un bel fiume
con un bel gruppo, ma sono stato particolarmente fortunato ad essermi
trovato per caso a partecipare a quel brindisi avvenuto in silenzio fra
uomini degni di questo nome. Ognuno di noi vive le proprie emozioni e i
propri ricordi in maniera personale. Ieri le parole non servivano, anzi,
avrebbero contaminato il significato che ognuno di noi ha voluto dare a
quel gesto, avvenuto in riva ad un fiume in un luogo sperduto e,
soprattutto, lontano dagli occhi del resto del mondo.
"centrale sull' Enza" 12 Giugno 2006 di joekargnelot
Anche l'Enza se ne va.
Come per tante cose belle, come per tanti fiumi resterà il ricordo
di qualcosa che non c'è più e non sarà possibile sognare di essere
quello che eravamo. Una piccola parte di me segue quelle che se ne
sono andate e chissà da quante altre sarà seguita.
Fa male e non riesco ad abituarmi. C'è bisogno di più lampadine,
bisogna produrre di più e bisogna far finta di non vedere che stiamo
importando la miseria che avevamo cacciata laggiù, lontana, lontana
ma che non si fà dimenticare come i giochi dei bei tempi andati e
torna, inesorabilmente torna.
Mi sembra una follia, un delirio di fine impero.
Distruggere il poco di bello che è rimasto vicino a
città sempre più sporche, sempre più povere, sempre più brutte. Ma
cosa ci rimane? Quella porcheria della vela di Caltrava? E' brutta!
L'Enza, il mio piccolo, facile Enza è bello e ne abbiamo tutti
bisogno.
Cosa ci rimane? Il rimbambimento del calcio? Tette e culi?
Tanta, tanta pubblicità? Ma si può vivere bene in un mondo di
imbecilli? Ma come può migliorare la vita una centrale elettrica a Vetto
D'Enza quando ci compriamo a rate anche le mutande.
Come può
migliorare la vita la montagna di ghiaia rubata al fiume e sepellita
in autostrade sempre troppo piccole per i troppi camion impazziti e
in ferrovie senza fermate in un paese di pendolari.
E chi si vende la ghiaia fa le briglie per curare i fiumi dai danni
che gli provoca continuamente.
E' tutto assurdo. Rivoglio il mio piccolo Enza dove ho imparato a
pagaiare dove avrei voluto vedere pagaiare il mio bambino.
by joekargnelot
"Ho sognato che ..." 29 Maggio 2006 di Riverlife
Mi accorgo di avere il fiatone ancor prima di cominciare.
Non c'è niente di particolarmente delicato e rassicurante intorno a
me.
Le montagne sono di roccia scura che corre verso l'alto, tanto da
coprire quel fazzoletto di cielo lassù. E' liscia, nuda, umida, a
volte morbida di muschio e siepi odorose, altre volte spigolosa e
tagliente come lame d'acciaio.
L'acqua trasuda dal suo corpo ed ho la
netta sensazione che tutto qui sia vivo e respiri, come me. Il fiume
si tuffa giù a valle e sento la sua voce urlare tanto forte da non
sentire le chiacchiere dei miei compagni. L'acqua si contorce, si
dimena, sparisce tra massi enormi e ricompare giù a valle più veloce
di prima. Il fiume è una vena che taglia nel profondo queste
montagne, regalando loro la vita. Si ripercorre con la memoria i
passaggi prima ispezionati, ci si consiglia tra di noi. E dentro
l'anima sappiamo benissimo che, pur con tutti gli aiuti possibili,
nel fiume siamo soli. Nel ricordarlo provo una sottile paura che mi
aiuta a non abbassare la mia soglia di concentrazione. Ma perchè in
questo momento non sono tranquilla e pacifica a passeggiare sotto un
cielo dolce di primavera? Perchè non sto facendo altre 100 cose che
stare qui, vestita d'umido e maleodorante? Eh sì perchè calzari,
paraspruzzi, giacca, pantaloni, maglia, casco, non asciugano mai
completamente e rimangono sempre impregnati di quell'odore che
riconoscerei tra 100.000. La risposta ai miei perchè è - non lo so -.
E' che sento l'odore dell'acqua lontano un miglio ed una forza a me
sconosciuta mi spinge a lasciare tutto. Mi fermo, parcheggio la
vettura, corro giù tra gli alberi, l'ortica, le spine, il fango, i
sassi aguzzi, mi arrampico in posti impossibili pur di vedere l'acqua
fare magie tra le roccie. E subito parte la fantasia, come potrei
superare quel masso, evitare quella nicchia, raggirare quella
insidiosa bolla d'acqua. Non riesco a disciplinare questo impulso.
Ma
ecco il momento. Siamo tutti pronti e scendiamo lungo le rapide del
fiume, uno dietro l'altro seguendo l'ordine dei due più esperti in
testa ed in coda. Ma puntualmente l'ordine si scompone più volte
perchè il fiume non è mai come lo hai visto 20 minuti prima.
E' pura
vita che scorre veloce, cambia ritmo e colore ogni istante. E mentre
attraverso un tratto relativamente calmo, mi accorgo che il fiume è
come un essere umano. Vivace e scomposto come un bambino. Indomabile
come un'adolescente. Rassicurante come un adulto. Penso ai miei 39
anni. Età della maturità consolidata o presunta, minata da giorni di
sconsideratezza, istintività, follia. Un pò un colpo di coda per non
voler crescere veramente... E proprio in questo momento, dopo un
tratto tranquillo, il fiume si fà violento e si getta giù da un salto
dove l'acqua crea un rombo che fà male alle orecchie. Avevamo già
visto questo passaggio nella nostra precedente ispezione, ma dentro è
tutta un'altra cosa. Quando sei fuori studi le traiettorie e le tecniche
senza il supporto di un elemento fondamentale: il fattore umano ed
emotivo. Quando sei dentro, accidenti, è tutto diverso! Aspetto il
mio turno in morta e penso che in questo preciso tratto il fiume ha
la mia stessa età, l'età della maturità e della follia, tranquillo a
monte, violento a valle. Mi preparo, imposto il corpo e la punta
della canoa. Il fiato stretto nella gola. il cuore stretto nel petto.
Il fiume ha la mia stessa età. Ci capiamo benissimo.
by Riverlife
"Onda su onda" 28 Marzo 2006 di Luigi Garioni
Girovagando, con poca convinzione, nel campo della vita alla ricerca
esistenziale dell'idea di te, ti può capitare, in una mattina umida, mentre
mulini meccanicamente la pagaia, ora estraendo, ora affondando dalla
superficie compatta dell'acqua, di sentirti improvvisamente sollevato da
un'energia naturale, enorme, profonda come il mare, verso un'ascesa superba.
Ascesa a volte agognata, ma più spesso timidamente fuggita.
Non si tratta di scorrere lungo la verticale con un geometrico spostamento
del corpo al pari di un viaggio in ascensore, ma salire libero da vincoli
apparenti, simile al levitare dei mistici orientali.
Si sale da prima lentamente, ma poi con accelerazione crescente e si viene
catapultati in cima, sul punto più alto, in cresta.
Aver abbandonato la quotidiana quiete per ritrovarsi nell'estasi turbolenta
della cresta è spaventosamente piacevole, in se un'idea di onnipotenza ci
pervade.
Chi ci sa fare è qui che si può osare di più. Tutto sembra più facile,
naturale, alla portata, come le bollicine salgono nel bicchiere di champagne,
l'euforia sale al cervello, l'autostima è al top.
Quando ancora non abbiamo capito cosa ci stia succedendo, ecco che stiamo
già scendendo a velocità impressionante verso il prossimo cavo. Il mondo si
allontana come uno zoom al contrario e noi ci ritroviamo lì dove eravamo
partiti come se nulla fosse accaduto, e forse è davvero così.
L'orizzonte sparisce di colpo, pessimismo e sfiducia ci sono padroni, pigri
e comodi ci troviamo di nuovo nell'ovatta dei nostri limiti.
A che serve dunque l'osare se il periodo ricicla se stesso in nuova illusione
e disillusione?
A che serve la fatica di vivere se la sintesi è per tutti nascere e morire?
A ciascuno di voi la propria risposta, io, vecchio nocchiero per scelta, ho
bisogno comunque del nuovo e del grande e per dirla alla latina "rari nantes
in gurgite vasto"
by Gigi Garioni
"Ode a CKI" 28 Marzo 2006 di Elena Tombesi
E' da molto che l'ho promesso,
e anche se tardi lo faccio adesso,
dopo il fiume, canoa e canoista,
celebro oggi la mitica lista:
siam più di mille a trovarci qui,
nel gruppo yahoo di CKI!
Ci trovi di tutto, nel forum più ambito:
la tua pagaia o il kayak smarrito,
info, racconti, consigli ed amici,
ma stai attento a quello che dici,
perché c'è nel gruppo la tara endemica,
inarrestabile, della polemica!
Discesa o gioco, audacia o pazzia
politica o sport, burocrazia,
ambientalismo, protesta, accusa,
per fare polemica non manca la scusa,
ma arriva l'acqua a spegnere il fuoco,
che scorra o sia piatta, importa poco.
Un plauso a chi modera e l'ha inventata,
ormai sembra quasi ci sia sempre stata,
un grazie a chi un giorno mi mise in lista,
e disse "iscriviti, se sei canoista".
In cinque anni non ho letto tutto,
non scrivo spesso, ma spesso la sfrutto.
E visto che crescono gli accessi alla rete,
a tutto dico, suvvia, diffondete!
by Elena Tombesi
"Profumo di canoista" 20 dicembre 2004 di Elena Zambesi
Del canoista quest'anno canto
quel che non è certo un bel vanto.
Ci unisce infatti la sorte ria
di un odoraccio che non va via!
Si osa di più su un bel quintone
oppure ad aprire il nostro saccone?
Se è stato chiuso per tutto il viaggio,
allora sì, ci vuole coraggio!
Weekend lungo in tre persone,
tutta la roba dentro al furgone,
quando arrivi è così impregnato
che sa di Chanel un cane bagnato...
Se poi pioveva e non hai mai steso,
di fogna l'effluvio si fa più acceso,
è un'arma chimica o è solo il tuo odore?
l'ONU ti manda un suo ispettore!
Noi, sì, sappiamo cos'è la paura:
metter di nuovo l'attrezzatura.
Il capo tecnico poi non aiuta,
ancora peggio se sotto la muta.
Che gran portento è questa giacca,
non lascia entrare un goccio d'acqua,
la chiamano stagna, ma è fuorviante,
il termine giusto sarebbe "stagnante"!
Ti chiede il novizio, intanto che annusa,
ma per lavare, che cosa si usa?
Napisan, cloro, ammorbidente,
fai quel che vuoi, non serve a niente,
per questo qualcuno fa la sparata,
e dice spavaldo: non l'ho mai lavata!
Magari esagera, ma in tutta coscienza,
chi sa dire la differenza?
Però ci consola il male comune,
e ormai dal ribrezzo ciascuno è immune,
Viaggiamo felici nel nostro olezzo,
alla gioia del fiume paghiam questo prezzo.
(zamby)
"Canoa linfa di vita" (in ricordo di Andrea)
2 Dicembre 2002 di Gigi Garioni
Posata la pagaia ci guardiamo sorridenti alla fine di un'altra splendida
discesa. Gli occhi dei compagni emanano gratitudine, e condivisione piena,
alcuni di questi è la prima volta che vedo, spesso io non ricordo neppure il
nome, forse non capiterà più di incontrarci, ma tutti comprendiamo di
condividere un pezzo di felicità.
Non è cosa frequente legare cultori di una disciplina sportiva anche se
l'obiettivo è comune, anzi direi molto difficile.
L'esperienza di una discesa in fiume ha questo privilegio raro. La maggior parte
dei canoisti che conosco ama scendere in gruppo, tre, quattro, cinque, sei,
forse è il numero ideale. Troppi occorre più tempo, pochi diminuisce la
sicurezza. Ognuno ha un suo ruolo il "buono" ti insegna, "l'esperto" sa leggere
il fiume, "l'impavido" apre la strada, ma utile è "quello che trasborda con te",
"quello che estrae il cioccolato quando sei in crisi", "quello che dalla canoa
come Eta Beta estrae ogni cosa (coltello, pagaia di scorta, corda lunga,
carrucola, cerotti, ecc.)".
Dopo ogni fiume, o discesa capitalizziamo una stilla di vita che da senso al
nostro essere, alle battaglie quotidiane, allo spirito di tolleranza, ecc..
Permettiamo a chi era con noi di fare la stessa cosa. Quante volte questo è
accaduto? A quante persone abbiamo dato la possibilità? Chi può sapere se un po'
di bene nel mondo derivi da ciò?
Tutto senza rumore, senza articoli di giornale e spesso senza che neanche noi ce
ne rendiamo conto.
Atroce è il nostro urlo per Andrea, un urlo che giustamente ci mette in crisi,
ci sentiamo colpevoli, inadeguati, impreparati. Tutto giusto. Molto più facile
accettare che a 26 anni si perda la vita per un incidente stradale.
Cerchiamo conforto in tutto quello che di buono facciamo e continueremo a fare,
nel silenzio, nella discrezione e nella consapevolezza che chi va in canoa per
fiumi ama la vita e consente alla vita di esprimersi ad alto livello.
ciao gigi
"Il ritorno del canoista" 2 Dicembre 2002 di Elena Tombesi
Capita a molti (a me è successo),
ma per fortuna non capita spesso:
hai poca spinta, un po' di paura,
ogni discesa diventa piu' dura,
c’è troppa acqua o è troppo poca,
stai fermo in morta e guardi chi gioca,
eviti il salto che tanto adoravi,
ti guardi intorno e son tutti più bravi,
sai fare l’eskimo, ma a volte non viene,
anche un buchetto spesso ti tiene,
i tuoi passaggi si fanno indecisi,
insomma ammettilo: sei proprio in CRISI!
"Ho un battesimo, ho già un impegno,
la famiglia richiede sostegno;
mi duole la schiena, mi duole il braccio,
questo week-end non ce la faccio..."
Motivi ne trovi, spesso son veri,
ma c’erano anche prima di ieri...
Per tua fortuna ci sono gli amici,
che non credono a quello che dici,
insistono oggi, riprovan domani,
ti chiamano loro, se tu non li chiami.
Ma devi reagire e farti aiutare,
prima che smettano poi di chiamare.
Dai, vinci il freddo, il timore, la noia,
pensa a quando il fiume era gioia,
trova la forza, ne vale la pena,
e vale anche il tuo mal di schiena.
Magari, abbassa la scelta di un grado,
e grida forte: "domani vado!"
Poi, se hai fortuna, domani è bello,
non fa freddo e c’è il tuo livello,
a metà rapida c’è un’onda perfetta,
il gruppo ti guarda e intanto aspetta.
Entri insicuro, ma quando sei dentro
capisci subito che hai fatto centro,
dura in eterno questa surfata,
adesso sorridi, la crisi è passata!
Zamby
"Carpe diem" 11 Settembre 2000 di Gigi Garioni
Ancora pochi giorni e sarà autunno, tempo di bilanci, attesa di piogge.
Chi ha goduto del caldo estivo e dei fiumi alpini non può ora ignorare che con
le piogge autunnali nuovi scenari si apriranno.
Il bello dell'Italia è che chiusi i rubinetti dei ghiacciai si aprono quelli del
cielo e l'Appennino diventa la nostra nuova palestra.
C'è un gusto particolare nel divertirsi mentre i colleghi di lavoro si
rammaricano per il brutto tempo e le alternative dei consorzi sociali sono meno
pressanti.
Il canoista autunnale deve indossare un atteggiamento diverso da quello estivo,
lo stile giusto è il mordi e fuggi.
Normalmente non è possibile programmare le uscite, la pioggia arriva buona
all'improvviso dove non te lo aspetti e se ci pensi su, la piena è già andata.
Se vuoi cogliere qualche bel frutto devi tenerti pronto, ascoltare e cercare i
meteo, contattare gli amici, avere una certa fortuna ed essere pronto a partire.
Riuscire a discendere un torrente che è percorribile soli pochi giorni in un
anno, che lo hai curato da tempo ha un gusto particolare, il sapore del rubato e
del raro che ai più è negato e per questo dopo ti senti speciale.
Non è più il tempo delle avventure lunghe, del turismo è il tempo dei funghi se
sei attento li trovi e li cogli altrimenti è meglio dormire nel proprio letto.
Non pensate all'acqua gelata o alla muta umida, ma tenete sempre in macchina un
pile di scorta e una fiaschetta di grappa e quando finite non è detto che serva,
ma di certo non guasta.
La vita non è poi tanto lunga e forse è la sola concessa.
ciao gigi
"Acqua selvaggia" 13 Giugno 2000 di Gigi Garioni
Quando ti trovi infilato in due metri di polietilene a cavalcarne 20 o più metri
cubi al secondo di acqua che rotolano giù da un fiume di alto corso, ti è chiaro
cosa significa selvaggia.
Dal dizionario: chi vive, chi cresce nelle selve, nelle foreste, non
addomesticabile, feroce.
L'acqua acquista un'anima è viva.
L'aspetto più tipico e proprio quello di non avere aspetto, le onde i buchi
perdono la loro stazionarietà per diventare pulsanti, ribollenti, non basta
guardare bisogna interpretare d'istinto quello che il corpo ci trasmette.
E' l'istinto la chiave per aprire questo tesoro. Il tempo non ti consente
pensieri, dubbi, strategie; devi solo affidarti al sentire e agli automatismi
imparati, tutto il resto e di troppo.
Scendere un fiume selvaggio è anche godere di tutto il naturale che può
trasmetterti, non è solo un gesto atletico e tecnico è un sorso di libertà che
entra dai pori per dissetarti l'anima.
E divertente pure un canale artificiale, un salto, uno spot, ma è un'altra cosa
ha un sapore del tutto diverso.
Chi ha letto con piacere Salgari conosce e apprezza la differenza tra la tigre e
il gatto di casa, e non è solo questione di dimensioni, il felino ha rinunciato
al selvaggio per un comodo pasto, ma se lo guardi negli occhi laggiù nel
profondo lo vedi ancora, e ormai è troppo lontano.
Nel nostro profondo c'è ancora? Ci piace sperarlo e farlo uscir fuori, e trovalo
negli occhi dei compagni di discesa alla fine di ogni rapida vera.
ciao gigi
"Dei, Titani e comuni mortali" Settembre 2000 di Gigi Garioni
Il popolo della canoa come in ogni altra congregazione umana ha una struttura
rigidamente piramidale. Una grande base e man mano che si sale un numero sempre
più piccolo in corrispondenza del vertice.
Dei:
per definizione sono immortali (e ci credono a giudicare da quello che fanno);
il loro nome è impronunziabile, parlando ci si riferisce a quello o quell'altro
sottovoce in una atmosfera mistica; non si vedono mai de visu, compaiono sempre
su riviste, foto reportage, filmati, sono in tutto il mondo, tutto ciò che fanno
è rigorosamente documentato sponsorizzato. Ogni gesto che nella realtà dura
cinque secondi realizza un film di un minuto; per loro essere è un no-limit;
hanno il potere di modificare la toponomastica: la cascata di....., il passaggio
di.....; i maligni pensano che forse non esistano veramente, ma che siano
l'invenzione di qualche giochino virtuale.
Titani:
sono già molti di/ più, il loro nome è noto in ambito regionale o nazionale;
spesso li incontri perché sono sempre in acqua, partecipano ad ogni iniziativa,
spesso portano gommoni per sbarcare il lunario, ma appena possono impugnano una
pagaia e con la destrezza di un felino scolpiscono l'acqua sì da cavar fuori
dalla più innocua onda una figura di danza; si allenano duramente, vincono gare
tornei partite, incarnano il futuro dello sport canoistico, sono il modello a
cui ispirarsi.
Comuni mortali:
tutti quelli che....per andare in canoa regalano tempo alla moglie; pensano che
per fare il cartwell basta cambiare canoa; guardano le previsioni sperando che
piova; si procurano sempre vesciche alle mani; fingono di non avere il mal di
schiena; fanno la stecca coi fiumi; si sentono ancora bambini; si divertono
prima, durante e dopo; non perdono la faccia se finiscono a mollo; guardano dai
ponti se scorre qualcosa; gonfiano ancora i sacchi; appendono foto in casa di
loro in canoa; scrivono ai newsgroup racconti demenziali e molti altri ancora.
Tutti voi che leggete non chiedetevi allora chi siete, sappiate di essere dentro
questa piramide; non importa se sopra o se sotto; perché il tutto sta insieme
per tutti e per tutti c'è già stata la grande fortuna di aver inciampato una
volta in questa passione che vale ben più del tempo che prende.
ciao gigi
"Ieri, oggi, domani .." Settembre 2000 di Gigi Garioni
Per ieri, mi torna il sorriso, per quelle volte che non ho osato; e il tempo
ormai trascorso, di belle ne ha regalato; e lo sguardo stranito, di chi vede
un'altra faccia delle cose, di quei monti che si bagnano i piedi tra i meandri
del Tuo scorrere. E per ogni momento ho serbato anche un piccolo ricordo che
galleggia in una bolla nell'oceano della vita.
Per oggi il Tuo sapore pieno, che mi gonfia i pettorali, che mi dice quanto è
bello il freddo brivido che mi percorre la schiena se la Tua acqua trova un
varco tra la pelle e la muta, e da fiato all'urlo di gioia di vita. Per la
saggezza che mi hai dato, non solo mentre gioco sul Tuo dorso, ma nel caos degli
ostacoli che la vita ti lancia senza chiederti se li sai superare, nei gorghi
degli impegni e dei doveri che ti aspirano oltre al tempo il portafoglio, è
difficile nuotare.
Mi commuovo al pensiero di quanti, come me, per effetto della canoa Ti hanno
amato.
Per domani, Ti guardo dal mio masso isolato da riva, con gli occhi di un uomo
isolato dal mondo.
Devo stare attento il pensiero si perde lontano, oltre il confine del lago, dove
solo il rumore mi spinge a pensare, che in futuro io Ti possa affrontare, con
tutto il sapere, necessario per passare, e Tu ti farai praticare.
L'acqua scorre con dolcezza, cullando bollicine che esplodono sul suo pelo senza
fare rumore, quel rumore che è frastuono nel mio misero cervello, dove c'è posto
per paura, per angoscia e per ardore.
E trovo la serenità di aspettare che il domani sia oggi e che per oggi si possa
ancora aspettare.
Grazie Fiume.
Gigi
"Pagaio dunque sono .." Giugno 2000 di Gigi Garioni
Pagaio sul fiume di casa in una splendida giornata, l'acqua è poca, ma dopo
qualche centinaio di metri percorsi mi sono già dimenticato una settimana di
problemi, sulla mia scia si disperdono come bollicine le facce incazzate, le
scadenze perentorie, la stupidità diffusa.
Il remo volteggia nell'aria i muscoli
cominciano a scaldarsi sento che il corpo è vivo, ritrovo me stesso, i confini
di me e del mondo. Non importa dove si va, ma andare, accompagnati dai guizzi
dei pesci e dal lento planare degli aironi, mentre la prua separa in due lembi
la piatta faccia di un ansa. Ho lasciato il tepore delle lenzuola per
quest'acqua che mi punge le mani ed il viso, ho rubato il tempo al dovere per
questo tempo senza ragione, ho usato benzina e telefono per trovarmi pronto
all'imbarco con gli amici di sempre.
Non c'è niente di nuovo da scoprire,
consueta è quell'onda e quel salto, ora provo quella figura quella manovra che
non è sicuro che riesca. Non pesiate che fugga da tutto perché è qui che trovo
me stesso, perché è qui che con la faccia presa a secchiate capisco che il tutto
da solo non basta, che la vita vissuta non è quella trascorsa, ma è quella che
ti lascia sulla pelle e sul cuore quell'umido sapore di vivo.
Ed è qui che nel
profondo io grido: io vivo.
Gigi
"Ode del canoista" data non conosciuta di Elena Tombesi
Voglio narrarvi quello che so
dei canoisti e le loro manie
che sono, confesso, anche le mie.
Rapide, salti, onde impetuose
ed avventure tra le piu' favolose
onde piccine mutate in buconi,
a raccontar siamo tutti campioni!
Per non parlare poi del livello,
che cambia sempre, e' questo il bello!
"La volta scorsa, che ti sei perso,
quel sasso lì era tutto sommerso!
C'era piu' acqua la volta prima,
dal fondo dell'onda non vedevi la cima!"
E se l'acqua era davvero piu' bassa?
"Oggi e' piu' facile, almeno si passa!"
Passiamo ai gradi, del tutto aleatori,
dipendono solo dai narratori.
Al principiante diremo che e' un quinto,
lui se lo sogna o lo vede dipinto,
poi quando scende, per qualche ragione,
il passaggio è cambiato, ora e' solo un terzone!
Parliamo del bagno, spauracchio di tutti,
"Tu quante volte hai nuotato tra i flutti?"
Puo' essere forse un onore piccino,
se te lo pubblica il giornalino,
ma se sei un vero tosto c'e' un'unica via,
mutare il bagno in peripezia,
così che diventi da onta infamante
un avventura mirabolante.
Siamo bugiardi ed un poco esaltati?
Forse, ma certo tra i piu' fortunati!
(zamby)